Giappone: a caccia di competenze industriali made in Italy

Giappone

mitsubishi-electric-sakuya“Da ogni lato precipitano i fiori nell’acqua del lago”: i fiori sono le aziende italiane fiore all’occhiello della tecnologia per l’industria,  mentre il lago è il Giappone.

L’ondata d’investimenti delle aziende giapponesi, che hanno acquisito le eccellenze italiane in campo industriale, parte dal 2014: in tre anni il paese del Sol Levante ha chiuso ben 28 operazioni per un valore di 2,2 miliardi, secondo un recente studio realizzato da Kpmg.

La Mitsubishi Electric, gigante della robotica e del condizionamento, grazie alla lungimiranza del suo ceo Masaki Sakuyama, ha acquisito la DelClima. L’azienda di Treviso, che opera nel settore della climatizzazione, è nota per le sue soluzioni altamente efficienti, e la capacità di sfruttare le risorse rinnovabili. Il gruppo Mitsubishi l’ha acquisita a marzo per 670 milioni di euro, perché fermamente convinta di farne un polo chiave di competenze da proporre anche all’estero.

L’altro colosso nipponico, che si è battuto per mettere in atto un piano di acquisizioni è la Hitachi.

Hisashi Maruyama, a capo della Hitachi Chemical, ha deciso d’investire sul know how italiano, per assorbire tecnologia e competenze nell’ ambito chimico industriale. Ha infatti comprato il 51% della Fiamm Energy technology, che gli permetterà di entrare pesantemente nel business delle batterie per le automobili e per l’industria.

Ma l’Hitachi non si è fermata qui. Per far prosperare il proprio gruppo, tramite la Hitachi Rail, ha rilevato la Breda, che fabbrica il Frecciarossa 1000, ed il 50,7% della quotata Sts che si occupa invece di mettere in sicurezza i binari.

La strategia di acquisizione delle aziende italiane da parte del Giappone, ha una visione ampia, ma ben radicata su stabili presupposti:

  • Entrare pesantemente nel mercato europeo;
  • Indebolire la concorrenza, soprattutto quella italiana e tedesca;
  • Acquisire know-how tecnologico nei settori di riferimento;
  • Tessere ottime relazioni commerciali e diplomatiche con l’Italia.

C’è da dire che i gruppi investitori giapponesi, come la Hitachi e la Mitsubishi,  stanno dimostrando nei confronti dell’Italia una visione strategica di lungo periodo (la Hitachi ha trasferito molto lavoro dal Giappone a Napoli ed in Calabria).

Da sempre la vision delle aziende nipponiche, cerca infatti di creare un equilibrio fra la ricerca del profitto e la stabilità dei propri dipendenti. E questo dovrebbe essere un bene per i dipendenti italiani che lavoreranno, se pur duramente, con i nuovi partner e “padroni” del Sol Levante, all’insegna dello spirito di collaborazione e della competitività.

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